Privacy Policy

La costa degli Achei, le strade perdute dello Jonio

Dune di Camigliano, Calopezzati

Se ti perdi sul tragitto che ti conduce a casa, di ritorno dalla meta del tuo viaggio estivo, se ti perdi e sei al sud, vicino al mar Jonio, preso dall’ansia di non arrivare, di non trovare le indicazioni giuste e il segnale che ti salverà dal passare una notte in auto, col volto illuminato a intermittenza dai fari degli altri viaggiatori, fermati sulla Costa degli Achei.

Terra di approdo in tempi ormai remoti di uomini dagli occhi neri e dai lunghi capelli lucenti, pelle abbronzata e sogni dal profumo di ulivo e sapore di vino pastoso e fruttato. Terra di passaggio, dominata a nord da Sibari, con la sua piana fiorente e i balneanti nelle loro case al mare di proprietà da generazioni. Scendendo più a sud, invece, la Costa degli Achei lascia spazio a terre dal sentore di agrume, sabbia di fine granito costellata da un caleidoscopio di ombrelloni.

La Costa degli Achei è quel lungo litorale inanimato che osservi stupito, mentre sei diretto altrove, lontano da dune di sabbia e di erbaccia mai estirpata. Ma se ti fermi, accosti l’auto e attraversi i binari, puoi calpestare quel terreno arido e sporcarti le scarpe di sabbia e graffiarti le gambe, mentre ti inoltri nell’erba più alta. Ma tu, viaggiatore sperduto, non fermarti.

Subito dopo la terra arida e abbandonata a se stessa, potrai trovare la spiaggia e i suoi ciottoli arrivati dalle acque del fiume e fermi sull’ingresso nel mare, come una barriera, un ultimo ostacolo che dovrai superare prima di lasciarti abbracciare dalle acque del mare Jonio.

E quell’abbraccio sarà più intimo di tanti altri che hai regalato in passato al mare che ti ha fatto compagnia per una stagione. Qui, insieme a te, ci sono i gabbiani e poi la desolazione di una costa che non conosce la folla, il rapido accalcarsi di corpi umani l’uno sull’altro per avere ognuno, secondo un universale diritto, la propria fetta di cielo e di sole.

E così mi è capitato di abbracciare il mare prima ancora che mi avvolgesse, tanta era la tenerezza che traspariva dal suo monologo con la terra, durante il cammino sul suo litorale, mentre cercavo in me le risposte da dare alla solitudine che mi circondava, al silenzio interrotto solo a tratti dalle grida degli uccelli che mi osservavano impauriti.

Raggiungo il lido di Calopezzati, piccola realtà della provincia di Cosenza, dal nome che ricorda il mestiere antico degli artigiani forgiatori di vasi o, come vuole un altro ramo della tradizione, conciatori di pelle, e scopro di non essere sola. Qui sulla spiaggia ci sono famiglie, poca musica, pochi bar. Mi avvicino ad un venditore di granite e il limone ha il gusto acidulo e piacevole del frutto spremuto. A porgermi la granita è un uomo giovane e abbronzato cui chiedo quali siano i risvolti dell’incantevole regalo poco antropizzato che mi è stato offerto sotto gli occhi, perché, soprattutto qui in Calabria, ogni bellezza nasconde altrettante ferite e alcune malattie incurabili per le quali non abbiamo trovato ancora altro rimedio se non quello di un rivolgerci altrove.

“Noi di turisti ne vediamo pochi, quelli che vengono sono quelli che tornano, a distanza di anni, con le loro famiglie, ci basta questo. Non abbiamo bisogno del clamore dei media, non abbiamo bisogno del turista che ci criticherà perché noi non siamo come altri, non siamo quelli con le infrastrutture migliori e dai con villaggi turistici premiati per intraprendenza. Noi siamo quelli col mare limpido col fondale in mostra e km di spiaggia libera che non vuole padroni oppressori, ma un futuro sostenibile per tutti noi. Vorremo esser capiti”

Ce la faranno in pochi, forse, a capire le ragioni del perché la Costa degli Achei non prende il volo, di un’economia che parte e va all’estero perché sui ciottoli del Trionto ha costruito ben poco, di strade che non aiutano a capitare se non per caso in posti di ancestrale genuinità, dove siti di importanza comunitaria, come quello delle Dune di Camigliano, possono insegnarci a vedere il mare così come sarebbe senza il nostro intervento e desiderio di rendere artificiale anche la sua bellezza.

Lo capiranno in pochi, forse, come me, che dell’estate amano la malinconia che si respira al tramonto, mentre il sole affonda ormai pallido nell’orizzonte, quando i capelli inzuppati di salsedine sono ormai quasi asciutti, i piedi ricoperti di venature di sale e la mente intenta a misurare la distanza tra questo tramonto di fine estate e il prossimo solstizio d’inverno.

Nel frattempo, ancora una volta, arrivederci fratello Jonio, incompresa Costa degli Achei, mare che per alcuni sei una promessa fatta di speranze e di inno alla vita, per altri un ricordo che stringe il cuore quando fa freddo e si è sempre in quell’altrove che cerchiamo quando non riusciamo a rimanere qui da te.

While writing: Bon Iver, For Emma

 

Fields marked with an * are required

Dimmi cosa ne pensi!

Traduttori Certificati
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: