Professione fantasma: chi sono e cosa fanno i ghostwriter

Inauguro una serie di articoli riguardanti il lavoro dello scrittore online parlando dei ghostwriter, dei fantasmi da tastiera che non hanno volto e nome ma che assumono di volta in volta lo stile e l’atteggiamento del loro cliente.

Non conoscevo il nome esatto di questa professione fino a qualche anno fa, ma ero consapevole del fatto che non tutti i libri pubblicati e i testi circolanti online fossero farina delle firme riportare in calce. All’inizio, devo dire la verità, ho sempre guardato con sospetto questa professione, ma una volta  provato l’effetto che fa vedersi pubblicati senza apparire come l’autore del testo, non si prova alcuna frustrazione, anche perché è un servizio di scrittura come un altro che prevede un compenso. Più siete bravi, più il compenso aumenterà 🙂

Vi dirò di più, scrivere per qualcun altro e notare poi che il proprio testo ha riscontrato un discreto successo, che siete riusciti a trasmettere esattamente ciò che l’autore aveva intenzione di comunicare, regala una piccola grande soddisfazione e la sensazione di essere sulla buona strada.

Quale strada? Quella che porta a definirsi senza paura e vergogna professionista della parola. Qui di seguito ho intenzione di fornirvi un’idea dei vantaggi di cui potreste godere decidendo di scrivere per gli altri:

  1. Partiamo dal punto che mi è più caro. Quando si assumono i panni altrui, l’atto di scrivere si libera da diverse complicazioni. Scrivere senza il proprio nome dà sicurezza, soprattutto alle persone che vivono la scrittura come un’esperienza intima, influenzata dalla propria personale sensibilità. Non apparire come l’autore di un testo ci libera dal timore del giudizio altrui, che spesso da dietro uno schermo sa essere molto critico al punto da indurci a pensare più volte sulle parole da usare, sulle possibili reazioni degli altri che prima della pubblicazione non riusciamo a prevedere in pieno. Quando si scrive da ghostwriter, davanti si hanno solo le richieste del cliente e gli argomenti da elaborare, il pubblico si restringe e la penna diventa un autentico medium attraverso cui far esprimere la nostra tecnica e il pensiero altrui.
  2. Scrivere per gli altri vuol dire interessarsi d’un tratto di argomenti prima del tutto sconosciuti. Richiede impegno e voglia di leggere, di non fermarsi mai, e di farlo in tempi prefissati. Scrivere tenendo conto delle scadenze non è una passeggiata, soprattutto quando non conosci l’argomento che devi affrontare. Per sopravvivere bisogna esser in grado di organizzare autonomamente il proprio lavoro, riconoscendo i tempi necessari per svolgerlo. Anche un testo di 500 parole può sembrare di una lunghezza infinita quando non si hanno idee e soprattutto quando non si è allenati. Alla fine dell’opera però padroneggiamo un nuovo argomento e conosciamo meglio i nostri limiti.
  3. Direttamente collegato al punto precedente, un altro grande vantaggio di scrivere per gli altri è quello di mantenere allenata la mente all’attività di scrittura. Molti pensano che scrivere un testo sia semplice solo perché tutti nella propria vita hanno scritto dei temi a scuola e magari prendevano anche buoni voti. Vi invito a scrivere un tema o un saggio breve adesso, dopo anni di pausa. Prendere una penna in mano non sarà semplice, anche per gli studenti universitari che spesso si ritrovano a dover scrivere qualcosa solo a fine percorso per la stesura della tesi. Il foglio bianco davanti sarà difficile da riempire in breve tempo perché la scrittura è un muscolo da allenare quotidianamente. Scrivendo da ghostwriter è possibile spaziare da un argomento all’altro molto velocemente. Esistono dei marketplace della parola, cito a titolo d’esempio Melascrivi (scriverò in seguito un altro articolo dedicato a piattaforme simili) in cui ogni utente può iscriversi e iniziare a sfornare testi per ogni settore. La remunerazione prevista da questi siti per gli autori è irrisoria, quindi se avete intenzione di fare soldi facili o di svolgere questo lavoro per diventare ricchi potete anche fermarvi e cambiare ambito. Se invece pensate di esser già esperti ghostwriter potete contattare Agenzie che sono alla ricerca di autori, professionisti del campo oppure mettervi in proprio (ma senza una presenza online e comprovata esperienza sarà difficile ricevere subito risposte positive).

L’importante, come in ogni professione che si voglia intraprendere, è crederci. Crederci nonostante i testi rifiutati, gli sforzi e i giorni in cui tutto sembra essere contro di noi. E non parlo in nome di chi ha già superato tutti gli ostacoli, ma di chi ha inquadrato un preciso obiettivo e si impegna in primis con se stesso per portarlo a termine.

Una gran quantità di talento viene sprecata nel mondo per mancanza di un po’ di coraggio. Ogni giorno manda nei loro cimiteri uomini sconosciuti la cui timidezza ha impedito loro di compiere il primo sforzo. Il punto è, che per fare qualsiasi cosa al mondo che valga la pena di fare, non dobbiamo ritrarci tremanti e pensando al freddo e al pericolo, ma tuffarci ed attraversare la mischia al meglio che possiamo.
(Sydney Smith)

Acquisti online tra false recensioni Amazon e micro-influencers

Se acquistare online prodotti di prima necessità è ormai un’abitudine consolidata in diverse nazioni, soprattutto in America, qui in Italia i numeri degli acquisti sul web da e-commerce sono meno frequenti.

I commercianti, però,  hanno già avvertito la crisi e il calo di vendite sulle loro spalle, decidendo di aprire un proprio sito per esser presenti lì dove la maggior parte della gente passa il proprio tempo libero, su internet e, soprattutto, nella versione mobile.

Quello che molti però non hanno capito è che non basta esser presenti, sottopagare/pagare qualcuno per creare un design originale del proprio sito e inserire delle descrizioni adeguate ai prodotti in vendita. Bisogna informarsi sul funzionamento del web marketing e sul comportamento degli utenti online. Per farlo non serve molto, basta analizzare le proprie reazioni di fronte ad un’inserzione, una proposta di metodo di pagamento e chiedersi: “Io passerei all’acquisto? Quello che leggo mi convince? Mi fido di quello che vedo?”

In altri termini, per indurre i clienti a curiosare e concludere la visita sul sito con un acquisto, bisogna costruirsi una reputazione online in grado di ispirare fiducia, un luogo virtuale tale da sembrare un negozio reale, in cui si possa stare sicuri riguardo alla qualità dei prodotti disponibili

Queste ultime caratteristiche sembrano ricalcare quelle del marketplace più famoso e frequentato, ovvero Amazon, il sito su cui almeno una volta abbiamo comprato qualcosa senza troppe paure, perché le descrizioni sono chiare, le foto sono fedeli a ciò che poi arriverà nelle nostre case e le opinioni degli altri clienti sono positive.

Quest’ultimo fattore è fondamentale, perché un prodotto con molte recensioni positive risulta essere molto più convincente di un altro senza recensione o con pochi commenti. Il punto forte del commercio online di Amazon sono, quindi, gli stessi clienti!

E se vi dicessi che le recensioni dei clienti su Amazon non sono reali?

Date un’occhiata ai prodotti più venduti. Le prime recensioni positive che vi appariranno contengono spesso molte foto del prodotto, lunghe descrizioni e video in cui l’utente mostra il funzionamento dell’articolo. Ancora una volta, chiedetevi: “Io perderei tutto questo tempo per scrivere una recensione?” Ne dubito, ma molto probabilmente la recensione che avete visto in evidenza è stata scritta da utente che non ha speso neanche un euro per avere l’articolo, perché la moneta di scambio tra recensore Amazon e venditore è il prodotto stesso!

Amazon ha denunciato negli anni passati questa pratica e il contatto diretto tra utenti e venditori per tutelare la reputazione online del proprio sito ed evitare una massiccia presenza di recensori fasulli, pronti a valutare qualsiasi prodotto con 5 stelle e con lunghe descrizioni pur di non spendere soldi per articoli di qualsiasi natura.

Le denunce però, ovviamente, sono valse a poco, perché nel corso degli anni i venditori hanno trovato altre vie per raggiungere la popolarità e invogliare gli utenti a richiedere campioni omaggio e articoli in prova. Nascono così siti esterni ad Amazon  come ViponSnagshout, in cui basta iscriversi, inserire il link del proprio profilo Amazon e andare alla ricerca di prodotti da testare scontati o gratuiti. Secondo le regole di questi siti, la recensione non è sempre necessaria, ma i produttori invogliano a lasciare comunque una valutazione del prodotto in vista di una futura collaborazione.

Con l’avvento dei social media,  gli scambi di informazioni e codici sconto e i trasferimenti di denaro tramite WeChat o Paypal sono sempre più immediati e frequenti. Il punto di incontro tra venditori e i recensori sono i gruppi Facebook in cui ogni giorno è possibile trovare prodotti da prenotare, portando avanti trattative via chat con profili fake di produttori Cinesi.

Da qui nasce un vero e proprio business che Amazon non è più in grado di controllare perché in ballo ci sono più siti e profili che non sempre Facebook è in grado di individuare come fake e bloccare in tempo. I recensori, intanto, spinti dal desiderio di ricevere sempre più articoli che possono spaziare dai prodotti alimentari, elettrodomestici, libri e tanto altro, passano le loro giornate a recensire prodotti. Conseguenza naturale di questa attività è l’apertura di un blog o un canale di recensioni sempre positive e soddisfatte di prodotti di cui quasi sempre non sentivamo il bisogno, attraverso cui monetizzare in base alle visualizzazioni.

Detto questo, le piccole aziende che vedono Amazon come grande esempio da imitare commettono un grande errore, non riconoscendo che dalla loro parte hanno diverse punti a favore che ai venditori di Amazon mancano e cercano di colmare con l’aiuto di piccoli e medi consumatori che spesso sono anche cattivi recensori. Le risorse di cui parlo sono, prima di tutto, l’autenticità e il legame coi propri clienti diretti, una base insostituibile per una azienda nata offline, e poi i cosiddetti micro-influencer.

Non pensate subito a Chiara Ferragni o a Kendall Jenner! Esistono persone con profili normali ma efficaci sul web, con un seguito di persone reali e che hanno successo grazie alla loro spontaneità. Queste persone hanno dei profili social attivi e coinvolgenti, si dedicano a pochi argomenti ma con la consapevolezza di puntare sulle proprie conoscenze.

Per esempio, una persona che pratica spesso sport e ne parla sui propri profili potrebbe essere il micro-influencers ideale per un brand di abbigliamento sportivo proprio perché il prodotto da promuovere è in linea con gli interessi effettivi della persona. Pagare una persona esperta in un determinato campo piuttosto che svendere i propri prodotti per un recensore qualunque come spesso accade su Amazon conviene, non solo economicamente ma anche per non ledere la propria immagine!

Per darvi un’idea più concreta di come sia possibile trovare i micro-influencers più adatti in base alla propria attività, vi consiglio di visitare il sito di una start-up tutta Italiana, Buzzoole!

Il consiglio finale vale per ogni settore, non solo per il web marketing: cercate una strada in cui sapete di poter fare la differenza, lavorate duro non ricorrendo a delle scorciatoie inutili a lungo termine e le soddisfazioni arriveranno, anche se a piccole dosi.

 

 

 

 

Il Veneto da un Intercity notte

Pordenone. Veneto. È estate inoltrata e sono su un Intercity notte, viaggiando con un discreto ritardo sulla tabella di marcia. Sono da sola e il mio smartphone si è rotto proprio durante il viaggio.

Siete mai stati fermi su un mezzo senza connessione internet per più di 9 ore? Per alcuni, che come me con internet ci lavorano, è un po’ una tragedia, quella che non puoi raccontare nelle stories di Instagram, perché hai scelto di viaggiare di notte e su un treno senza prese di corrente. Ma, vedete, a me piacciono i treni, e soprattutto gli Intercity notte, quelli vecchi, con le cuccette che non prenoti mai perché l’avventura inizia quando ti siedi su quelle poltrone larghe e logore, con lo sguardo fisso sul finestrino a osservare come cambia il Veneto, tra una stazione e l’altra.

Guardo le persone che aspettano di salire, i saluti di chi sa che tornerà dopo mesi, forse dopo anni, chi invece alla stazione ci vive e non va da nessuna parte. Nei 5 minuti in cui il treno si ferma è l’eterno abitante della stazione che ti si avvicina, ti chiede 1 euro, una sigaretta. Me ne accendo una in attesa di ripartire. Il fumo non si allontana di molto, non c’è vento e i viaggiatori sono pochi. Sembra quasi una notte adatta per sprofondare nelle poltrone vuote del treno e dormire fino al mattino, fino alla Stazione Termini.

Un viaggio non documentato, nessuna foto, nessun like. Pazienza.

Vorrà dire che adesso, senza alcuna testimonianza, crederete alla mia storia, di come a Venezia Santa Lucia siano saliti sul treno due sposini di Bologna, ubriachi fradici. Lei con un vestito giallo pallido a fiori  sgualcito, un leggero velo bianco in testa e ai piedi delle Dr.Martens bordeaux slacciate, lui in camicia bianca quasi completamente sbottonata e la giacca in mano. Puzzano di vino e di sudore ma sono felici e inconsapevoli come due adolescenti ubriachi. Me li ritrovo seduti davanti a me, con un sorriso che mi dice guarda come stiamo messi bene.

È la nostra prima notte di nozze e siamo scappati da Bologna qui a Venezia, a vedere le luci della laguna, a fare l’amore all’aperto. Di Venezia non abbiamo visto quasi niente, ma l’abbiamo annusata. I canali sembrano un quadro, ma non avevamo voglia di arte…

La ragazza mi parla, lui l’abbraccia e ogni tanto si fermano a guardarsi profondamente negli occhi, con le mani tra i capelli dell’altro. Finisce che la conversazione si allenta e le lingue si avvinghiano, davanti a me che torno a fissare fuori i controllori, le valigie ingombranti che aspettano di esser caricate su. Caldo insistente, poca acqua rimasta da bere e due matti davanti che non vedono l’ora di avvinghiarsi su un letto.

Danny Navarro   CC BY-SA 2.0

 Ormai è notte inoltrata e non vedo quasi niente, ogni tanto penso alle belle foto che avevo scattato e a quante possibilità ho di poterle recuperare, dopo un volo in acqua del mio telefono. Riconosco la stazione da cui sono passata pochi giorni prima, di giorno, col carico di un trasloco sulle spalle. Sono a Padova e sulla mia carrozza salgono due ragazze boliviane. Scopro la loro origine perché si siedono proprio a fianco a me e mi chiedono subito se parlo spagnolo. Ci accordiamo di parlare in inglese per capirci meglio.

Anche loro due sono andate in giro per il Veneto senza una meta precisa.

  • A casa pensavamo di rimanere stupefatte alla vista di Venezia, invece arriviamo qui e scopriamo che Venezia è bella, ma è solo una città tra le tante.

-E questo vi ha deluso, cosa volevate vedere?

  • Volevamo visitare tutto quello che abbiamo visto sui libri quando studiavamo storia, arte, capisci? ma qui è un carosello di posti per cui dire bello, che bello! Capisco ora perché voi italiani dite sempre bello, è così comune la bellezza che è diventata una parola vuota, ma io lo penso sul serio.

Mentre la coppia bolognese cambia vagone alla ricerca di privacy io rimango con le due ragazze che mi offrono la loro acqua e il loro vino.

– Sai cosa mi ha fatto venire in Italia? – mi dice la ragazza che finora non ha ancora aperto bocca – questo libro qui.

Prende la borsa e tira fuori un vecchio libro dalla copertina gialla,

-Alguien que anda por ahí, conosci Julio Cortázar? Qui si parla anche di Venezia, ora ti leggo il racconto, ma è in spagnolo.

Le dico di procedere pure con la lettura perché la notte, due vagabonde come me, il vino riscaldato, Cortázar che non conoscevo e che dopo quel viaggio mi ha rapito con la sua poesia sono stati i regali migliori del Veneto offline, in cui ho scoperto che è ancora possibile condividere un viaggio sulle vecchie strade, in un vecchio vagone di treno, con persone che non conosciamo.

Scrivo questo prima di partire per un viaggio di disintossicazione dalle rete e dall’ansia da notifica che aspettavo da tempo. Connessione limitata e km di spiaggia.

Niente di meglio per un freelance che pretende a tutti i costi di esser in vacanza e di viverla non necessariamente attraverso i filtri di Instagram.

Buon viaggio e buon inizio a me e a voi viandanti!

 

Immagine di copertina: CC BY-SA 2.0 Karah Levely-Rinaldi