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Amazon Influencer Programme è arrivato in Italia!

Se dovessi fare un elenco delle novità subentrate nella mia vita nel 2017, una di queste è l’esperienza di lavoro con Amazon.

È iniziata per caso, accettando dei progetti di traduzione di alcune agenzie. Poi ho scoperto che avrei anche potuto candidarmi direttamente come freelance per Amazon Lussemburgo. Ho scoperto da poco di aver superato la prova e aspetto impaziente di iniziare queste avventura da post-editor, perfezionando nel frattempo le mie conoscenze sulla localizzazione.

Oggi, però, voglio parlarvi di una e-mail che ho ricevuto pochi giorni fa da Amazon-com.

Ebbene, mi è arrivato un invito ufficiale a prendere parte al progetto di Amazon Influencer per la mia attività sui social!!! Quindi, in un mondo dove tutti si professano tuttologi e influencer su Instagram, Amazon ha scelto proprio me premiando la mia capacità di interagire con i followers e i contenuti pubblicati!

alt= amazon influencer

Ho seguito le istruzioni riportate sul sito e ho compilato i form cn tutti i miei dati e oggi mi hanno scritto dicendomi che il mio profilo è stato approvato! Avevo già detto qualcosa riguardo al sistema dell’influencer marketing in un altro post, in cui denunciavo l’esistenza di recensioni fasulle su Amazon, scritte da utenti che ricevono gratuitamente i prodotti in cambio di ben 5 stelle sulla recensione.

L’influencer programme mette a stretto contatto gli influencer con il proprio pubblico, e quindi consigliare prodotti inutili o di poco valore potrebbe comportare una perdita di fiducia e di seguito incredibile per l’influencer in questione! Da oggi ho a disposizione una pagina su Amazon in cui inserire una lista di prodotti da condividere con i miei lettori nei canali che uso di più.

Mi trovate su questo link e potete scorrere lungo la lista per trovare i primi prodotti inseriti. Devo ancora informarmi sulla possibilità di inserire i libri in lingua italiana che consiglio spesso nei miei articoli ma, in vista del Black Friday, vi farò una bel favore inserendo prodotti realmente scontati per l’occasione! E se penso che tra un po’ c’è anche Natale, chissà quante idee regalo mi verranno in mente!

Beh, io qui devo ancora sistemare un po’ di cose. Mi rifarò sentire e, Happy influencing!

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L’ortografia, questa sconosciuta!

Quando mi capita di dare lezioni di lingua italiana, noto che molti degli studenti hanno problemi soprattutto con l’ortografia.

Essendo studenti, la lacuna è ancora colmabile nella maggior parte dei casi, perché quando si è giovani e ancora dietro i banchi di scuola è più facile esercitarsi sulla lingua e migliorare in fretta. Cosa che purtroppo diventa difficile con l’avanzare degli anni.

Bisogna, quindi, cercare di risolvere i propri dubbi riguardo all’uso corretto della lingua italiana appena essi sorgono, senza paura di sembrare inadatti e impreparati. Quando si studia una nuova lingua o si perfeziona la propria, l’ignoranza è il punto di partenza verso una maggiore conoscenza dell’argomento. Quando non si interviene, si corre il pericolo di trascinarsi col tempo questi dubbi per tutta la vita, con la conseguenza che gli errori non smetteranno mai di invadere i nostri testi.

Trovare per caso un refuso su un testo è passabile, due a distanza di tante righe sono anche comprensibili, ma presentare un testo fitto di errori di ortografia induce il lettore ad abbandonare la pagina e a cambiare subito la propria opinione rispetto a chi propone un contenuto di bassa qualità.

È proprio così. Una buona ortografia ha la capacità di alzare il livello di qualità di un testo.

Ho pensato, quindi, di ribadire alcune regole di ortografia che oggi sembrano ignote ai più, sperando che possano esser utili a chi mi legge.

Qual è

Non bisogna assolutamente inserire un apostrofo tra qual ed è per una semplice ragione. In questo caso, qual non deriva dall’elisione della e finale di quale, ma è una parola tronca utilizzata soprattutto in testi poetici. La parola che subisce troncamento non vuole mai l’apostrofo. Chiarito questo, l’espressione non presenta l’apostrofo anche all’imperfetto. Ho spesso letto testi in cui la regola era rispettata soltanto con la terza persona singolare del presente e violata all’imperfetto. Vi basti ricordare che col verbo essere si usa sempre il qual tronco.

Accento acuto o accento grave?

L’accento grave, quello della è verbo, per intenderci, si usa per indicare un suono aperto, invece l’accento acuto, quello che dovreste sempre mettere su parole come perché, poiché, sé, indicante un suono chiuso. In italiano, di solito, non si segna l’accento tonico sulle parole, ovvero sulla sillaba su cui cade l’accento, a meno che non ci troviamo in casi di due omografi il cui significato potrebbe non esser chiaro nel contesto in cui è utilizzato.

Gli accenti da evitare assolutamente

Su parole come sto, sta, fu, so è vietato indicare l’accento e ve ne potreste accorgere facilmente quando scrivete su un foglio elettronico con la correzione automatica attivata. La linea rossa indica appunto che la forma con accento non è accettata nella lingua italiana!

Il verbo dare

Il verbo dare richiede un accento obbligatorio nella terza persona singolare del presente indicativo, , necessario per distinguere il verbo dalla preposizione semplice da. Detto questo, gli altri accenti sono facoltativi. Riguardo alla questione sull’accento della forma do, rimando per correttezza ad un articolo della Treccani.

È davvero difficile per un parlante italiano confondere la nota musicale do con la forma del verbo, per questo non sembra necessario dover sottolineare con l’indicazione dell’accento la presenza di un verbo. Ho letto che, ultimamente, molti insegnanti vorrebbero sfruttare l’analogia dà/dò per fissare la regola nella mente degli studenti, e magari potrebbe funzionare. Spesso, quando si studia una lingua, compromessi del genere sono necessari se per un buono scopo. Non sarebbe più semplice, però, spiegare agli studenti che l’accento ha un valore distintivo tra forma atona e tonica, focalizzandosi sulla funzione logica dei due termini? Solo un consiglio spassionato.

Non confondere l’apocope con l’accento!

Il simbolo grafico dell’accento è, appunto, l’accento acuto, grave o circonflesso. Quando si ha l’incontro tra due vocali, con conseguente caduta della prima vocale, la caduta si indica con l’apostrofo. Questo simbolo è utilizzato anche in caso di apocope, ovvero quando si verifica la caduta di vocale o di una sillaba indipendentemente dall’incontro con un’altra parola. È assolutamente sbagliato scambiare i due segni e usare l’accento nelle forme dell’imperativo come fa’, di’, o in parole come po’, mo’, be’ le quali sono il risultato della caduta della vocale finale.

Eccezione: l’unica parola che ha subito troncamento, che regolarmente non è indicato da alcun segno, presenta l’accento,  ed è piè (piede).

Elisione a fine di riga

So bene che quando si scrive su un foglio e si arriva alla fine della riga molti iniziano a sudare e a pensare a quale sia il modo più semplice per proseguire sulla riga successiva quando si ha un’elisione in corso. Molti preferiscono evitare di finire una riga con un l’apostrofo ma oggi, per motivi tipografici e visto che si ricorre spesso a questa soluzione anche quando si scrive per il web, è più che accettabile. Risulta foneticamente forzato, invece, il ripristino della vocale elisa a fine riga. Nei casi in cui sia possibile, si consiglia di ricorrere alla divisione in sillabe, spesso ignorata ma che torna utile non solo quando si scrive ma anche quando si impara a leggere una nuova lingua. Saper riconoscere le sillabe che costituiscono le parole è fondamentale per riuscire a pronunciare le lunghissime parole tedesche, ma anche per comprendere bene la fonetica inglese o francese.

Se hai dei dubbi riguardo alla divisione in sillabe, puoi anche consultare siti come questo e risolverli in tempo!

Se avete dei dubbi riguardo a queste regole che ho esposto, fatemelo sapere! Nel prossimo articolo dedicato alla lingua italiana parlerò di…Punteggiatura!

A presto!

 

 

 

 

 

 

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Alcune cose che dovresti sapere su Instagram

Parliamo di Instagram.

Instagram per me è un social media recente, l’ultimo che ho aperto, nel 2014, e l’ultimo per ordine di importanza, fino a poco tempo fa. Non me ne sono accorta presto dell’Importanza di Instagram perché, puntando tutto su Facebook e sulla possibilità di scrivere lunghi post senza i limiti di Twitter, le foto le avevo messe da parte.

Col senno di poi, oggi avrei una galleria più ricca e variegata, ma come spesso mi accade quando viaggio e vedo un posto per la prima volta ho dei seri problemi a fermarmi a scattare delle foto. Non godere di quello che vedo al momento a pieno mi fa sentire un’idiota, eppure la maggior parte delle persone non si fanno problemi a farsi prendere dall’ansia per scattare la foto instagrammabile del momento. I tempi cambiano e se vogliamo stare al gioco, vivere i social e lavorarci usarli e sperimentare è d’obbligo.

Quindi, ho iniziato a prendere sul serio Instagram e vi assicuro che ho fatto bene.

La comunicazione visiva, lo sanno pure i muri ormai, è quella oggi ha più successo perché semplice, immediata, universale. Quando non sapete cosa dire o non avete il tempo di creare un contenuto articolato o vincente, basta pubblicare una foto e salvarsi dal silenzio stampa.

Funziona sempre, o quasi. Instagram si basa principalmente sulle foto, anche se un testo introduttivo all’immagine è consigliabile perché permette di comunicare con i propri followers e creare una sorta di filo narrativo da portare avanti sul proprio profilo. Coerenza e coesione sono necessari anche quando si racconta una storia attraverso le immagini, non esistono differenze nette tra narratologia scritta e visiva.

Ma veniamo al dunque di questo post. Vi ho promesso delle dritte per usare al meglio Instagram (anche se non voglio certo sostituire Dario Vignali) e qui vi lascio una lista di cose che ho capito grazie alla mia esperienza di social media e qualcosa.

Instagram non è una galleria di immagini

Instagram non è Flickr, una community di proprietà di Yahoo per fotografi professionisti e non. Instagram non è nemmeno Google Immagini e neanche un sito da cui scaricare foto. Instagram è un social network. Se ci sei e non sfrutti l’aspetto social, ci sei solo a metà. Se ci sei per scaricare le foto altrui, rischi delle sanzioni molto severe, non violare il copyright!

Essere social su Instagram vuol dire che se vuoi ottenere popolarità, engagement e un seguito reale devi interagire con gli altri. Cuori e commenti sinceri sotto ai post che ti interessano attireranno l’attenzione anche sul tuo profilo.

Non caricare stock photo per almeno due motivi

A meno che tu non sia un fotografo professionista, la foto stock si nota e non attira nessuno perché è priva della tua personalità. Su Instagram la creatività batte la perfezione: sempre. Il secondo motivo è legato ai diritti di utilizzo delle immagini altrui. Bisogna sempre accertarsi di poterle utilizzare a proprio piacimento.

Esistono due tipi di utenti di Instagram

Chi non ne trae alcun giovamento se non quello di mostrare agli altri la propria vita e le foto dei suoi viaggi e chi apre un profilo o una pagina aziendale per promuovere un’attività o se stesso e, non ci crederei, spesso viene anche pagato per farlo. Soprattutto in questo secondo caso, bisogna pensarci due volte prima di pubblicare foto private sul proprio canale. Non si può certo costruire un profilo con post esclusivamente promozionali, ma nemmeno di foto a caso che non permettano di costruirti un’identità su Instagram. Prima di andare online bisogna pensare al proprio obiettivo e alla strategia per raggiungerlo, creando un piano editoriale che abbracci i diversi argomenti che vogliamo affrontare.

La nicchia

Se hai già una nicchia di tuo interesse, che sia fashion, food, travel o quello che vuoi, potrai certamente sperimentare nella pubblicazione dei post ma saranno i tuoi stessi followers a farti capire che se ti seguono per le foto dei viaggi che pubblichi, per loro una foto del nuovo rossetto acquistato con i saldi non è interessante. Per variare gli argomenti e non lasciarne traccia sulla galleria, prova a usare di più le IG stories. Ti dico questo perché, in genere, non è consigliabile pubblicare e poi eliminare un post dal proprio profilo.

Uso degli Hashtag

Gli hashtag sono delle categorie in cui vogliamo che le nostre foto appaiano. Non esiste un numero magico valido per rendere la foto più visibile. Si legge spesso che bisogna usare almeno 12 hashtag, ma questo numero non ha alcun valore. Ciò che è certo è che il muro di hashtag sotto una foto senza didascalia non è ben visto dagli utenti. Molti preferiscono scrivere gli hashtag nel primo commento sotto alla foto, ma non si può superare il numero di 30 hashtag, altrimenti è Instagram stesso a vietare la pubblicazione del commento. Se invece ne scrive più di 30 sotto alla foto, potrebbe succedere di esser momentaneamente bloccati da Instagram. Meglio evitare.

I Bot di Instagram

Chiariamo subito una cosa. I bot non sono il male assoluto e non vuol dire che un utente stia comprando dei followers inesistenti. Comprare pacchetti di followers indiani e likes un tanto al kg è una cosa diversa e facilmente sgamabile. Esistono alcuni bot in grado di inviare messaggi automatici ai nuovi followers che per un profilo aziendale potrebbero esser molto utili, o bot che semplicemente ci sostituiscono nell’attività di follow/defollow secondo i parametri che noi forniamo al bot. Siamo noi a decidere quali caratteristiche debba avere il profilo da aggiungere alla nostra cerchia e la macchina fa il resto, facendoci risparmiare tempo.

Veniamo al lato negativo dei bot.

Anche se alcuni sono molto efficaci, pensare di lasciare Instagram in balia di bot è da matti e non può che rovinare il nostro profilo. Il bot è un aiuto ma la persona deve monitorarlo, altrimenti ci ritroveremmo dei profili pieni di nuovi likes e followers che non conosciamo, messaggi a cui non abbiamo risposto da settimane e alcuni profili che ci interessavano eliminati dalla nostra lista.Gli utenti affezionati se ne accorgono e si vendicheranno! Da usare con attenzione.

Esiste l’orario perfetto in cui pubblicare?

alt= instagram analytics

Dopo aver sperimentato ogni orario di pubblicazione, inoltrandomi fino alle 3 del mattino solo perché non riuscivo a dormire e avevo voglia di provare i filtri su delle foto che avevo scattato in passato, vi svelo che no, non esiste un orario perfetto per tutti.Devi analizzare i tuoi followers, il loro fuso orario, e ricordarti che in genere nel fine settimana le persone sono meno attive sui social, così come durante gli orari d’ufficio. Se ti colleghi spesso in pausa pranzo, ricordarti che insieme a te anche gli altri utenti nel tuo stesso fuso orario stanno facendo una pausa e che magari per distrarsi stanno facendo un giro su Instagram.

Se hai un profilo aziendale, invece, la cosa più ovvia da fare è controllare le analytics di Instagram e vedere in quali orari in media i tuoi followers si trovano su instragram. Da queste analytics del mio profilo capisco che in media i miei followers non sono molto attivi dalle 2 fino alle 6 del mattino e che, invece, ho un’alta probabilità di trovarmeli online alle 14:00, così come alle 19:00.

Tutto quello che ho scritto non è definitivo. Ogni caso deve esser affrontato separatamente  perché solo voi conoscete il vostro pubblico! Detto questo, ve lo ripeto da scettica quale ero anche io all’inizio di questo percorso, Instagram è una cosa seria, soprattutto se avete un’attività da portare avanti, quindi siate creativi ma con un piano preciso da sviluppare e non dimenticatevi di divertirvi!

 

Foto copertina: © Pexels CC0

 

 

alt= #ioeisocialmedia

#ioeisocialmedia Intervista a me stessa

Ho aspettato e meditato a lungo prima di scrivere il mio articolo per #ioeisocialmedia, progetto promosso da Salomè Christiani, fondatrice del blog Puramente Sally.

Ancor prima che per i contenuti, il suo blog ha avuto un impatto positivo e rilassante su di me per i toni del tema e per le bellissime foto che vi invito a andare a vedere.

Tornando all’argomento di questo blogpost, ho accettato di partecipare ad un’intervista sincera sul mio rapporto col mondo di internet, in particolare con i social network.

Iniziamo con #ioeisocialmedia!

Quante volte al giorno sei sui social media? Sono troppe per te? vorresti che fossero meno? perché?

Farei prima a dire quante volte al giorno non sono sui social media. Per rispondere ho bisogno di tempo, perché in realtà stacco dal mondo virtuale soltanto quando dormo (capita anche a me) e quando decido di uscire per immergermi nel mondo dimenticandomi delle pagine da gestire e dei profili da curare quotidianamente. Per chi sui social media ci lavora è difficile staccare.

Passo molte ore davanti al pc, poche davanti al mio smartphone e comunico poco attraverso Whatsapp. Quando si tratta di rapporti umani, preferisco incontrare di persona i miei amici o se non è possibile fare una telefonata. Chi mi conosce lo sa e fortunatamente nessuno si offende se rispondo ai messaggi dopo ore, perché quando c’è bisogno del mio aiuto ci sono sempre lontano da questi schermi.

A volte vorrei che le ore sui social fossero di meno per trascorrerle lontano dalla rete, ma lavorando da remoto ho quasi sempre una finestra aperta su Facebook e la tentazione di controllare le notifiche è alta. Nel complesso, penso ancora di potermi salvare da una totale dipendenza da social, almeno per quanto riguarda la mia vita privata.

Quali sono le cose che ti motivano dei social media e quali invece ti bloccano?

Per me i social media, se utilizzati bene, sono uno stimolo continuo e una fonte di conoscenza che prima non immaginavo esistesse. Navigo su internet da molti anni e prima dell’avvento di Facebook le informazioni erano scarne e poco aggiornate, invece oggi siamo bombardati di notizie. Ovviamente è necessario avere una preparazione tale alle spalle che non ci faccia cadere nel tranello delle tanto odiate fake news, ma credo che un minimo di capacità critica sia necessario in ogni ambito.

Dei social media mi bloccano i possibili commenti negativi che si ricevono dai cosiddetti leoni da tastiera. Sono in tanti e non fanno altro che riversare odio e critiche anche su sconosciuti e, quando ignorarli non basta, penso che sia opportuno difendersi anche legalmente perché le persone più sensibili o i giovani in piena formazione non hanno altro modo di difendersi da questi soggetti.

Cosa provi quando vedi delle fotografie “perfette” di altre blogger/influencer/amiche?

La mia prima reazione non è di invidia, piuttosto di ammirazione perché ci sono dei livelli di perfezione che apprezzo ma che riconosco estranei a me. Mi piacerebbe imparare a fare foto migliori e forse in futuro seguirò un corso di fotografia e comprerò una macchina fotografica degna di questo nome. Per il momento sono consapevole di esser una rappresentante del caos creativo, caos che finora ha sempre vissuto bene con l’altra me analitica e pragmatica. Tutto questo per dire che non avrò mai il letto da favola di una fashion blogger o la scrivania curata nei minimi dettagli di una designer.

Ti sei messa dei limiti per quanto riguarda il condividere la tua vita sui social media? se sì, quali e perché? se no, perché?

Il mio limite è imposto dal mio carattere riservato. Alcuni aspetti della mia vita, relazioni e famiglia, sono degli enigmi anche per i miei amici. Mi farebbe bene forse aprirmi, soprattutto quando vivo periodi problematici, e su questo aspetto del mio carattere ci sto lavorando, ma per il momento preferisco ridurre al minimo la condivisione di notizie riguardanti la mia vita privata.

Condividi solo i bei momenti della tua vita sui social o anche quelli meno belli? perché?

Non condivido sui social quando sono molto felice o molto triste, questo perché le forti emozioni devono essere prima assimiliate e archiviate dentro di me. Solo dopo passo a una riflessione su quello che provo e magari condivido i miei pensieri sui social media. Non rientro nella categoria dei piagnoni e nemmeno in quella dei positivi ad ogni costo.

La mia vita non segue un moto regolare e l’esperienza mi ha insegnato che si diventa ottimisti solo dopo aver conosciuto e affrontato momenti negativi e deprimenti. Condividere solo bei momenti vuol dire ignorare la sofferenza, che per me è parte fondamentale della vita.

Cosa cambieresti del tuo approccio a Facebook, Instagram, Twitter,…?

Ho trovato il mio approccio ideale per Twitter, professionale e ironico, e su Instagram, in cui pubblico soprattutto foto di paesaggi e di viaggi, ma su Facebook non riesco a “controllarmi”. Mi sono iscritta nel 2009 e continuo a divertirmi nel pubblicare anche post che non siano attinenti ai miei studi o a quello che faccio adesso, perché ogni tanto esser leggeri fa bene e poi perché non sopporto chi ostenta il proprio impegno quotidiano. A 26 anni ho imparato che non sono il mestiere che faccio, ma solo quello che sono.

Hai dei consigli che vorresti dare alle tue lettrici?

Ognuno ha i suoi tempi e i suoi obiettivi. Stare sui social ci porta inevitabilmente a soffrire di invidia sociale e a fare confronti con i nostri competitor che magari sono riusciti in qualcosa che abbiamo desiderato anche noi. Vedere le foto degli altri ci fa sentire inferiori, non realizzati, anche un po’ sfigati, ma in realtà il tempo passato a pensare alle proprie possibilità e a fare paragoni con quelle degli altri è tempo perso.

Il mio consiglio è di non lasciarsi travolgere completamente dai social e non diventarne psicologicamente dipendenti. I modelli di stile di vita, di abbigliamento e di pensiero proposti non sono obbligatori, siamo noi il guru di noi stessi.

Un altro consiglio è quello di provare a vivere i momenti di felicità lontano dall’obiettivo di una fotocamera. Non è necessario testimoniare ogni singolo bacio con una foto, gli altri utenti vivono bene lo stesso 🙂