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Breve guida di sopravvivenza per una corretta punteggiatura

Se le parole veicolano il contenuto del messaggio, la punteggiatura permette a chi lo legge di comprenderlo meglio e di leggerlo senza fatica.

Detto questo, vi sarà chiaro che, per scrivere bene, le pause sono importanti, fondamentali per cogliere quella che Ungaretti chiamava sacralità della parola.

Non c’è alcun bisogno di usare termini ricercati o costruzioni complesse. La scrittura non è un bell’ornamento da sfoggiare ma un mezzo con cui comunicare con gli altri, quindi un testo deve puntare soprattutto alla chiarezza. La punteggiatura è l’unico mezzo che abbiamo a disposizione per trasporre nella scrittura l’intonazione della lingua parlata!

Vediamo, quindi, sulla scia del primo articolo dedicato alla lingua italiana, come utilizzare al meglio i segni di punteggiatura che abbiamo a disposizione, evitando gli errori più comuni.

Il punto fermo .

Quando dobbiamo fare una lunga pausa, a conclusione di un argomento di senso compiuto, si utilizza il punto fermo . Dopo il punto è necessario iniziare la nuova frase con l’iniziale maiuscola. Sempre. Leggo spesso testi e articoli che ignorano questa semplice norma e penso che non si possa assolutamente passare oltre e ignorare questa mancanza. Un concetto altrettanto semplice ma che sembra sfuggire a molti riguarda la definizione di enunciato minimo.

Quali sono le caratteristiche necessarie per cui una frase sia completa e per questo terminabile con un punto fermo?

L’elemento da cui si deve sempre partire è il verbo. Una volta riconosciuto, è necessario conoscerne la valenza, ovvero il numero di elementi necessari per cui esso completi il suo significato. Cosa vuol dire? Che bisogna smetterla di pensare che un enunciato sia composto solo da soggetto e predicato. Il verbo dare, ad esempio, richiede tre elementi, un soggetto, un complemento oggetto e un complemento di termine, per cui la frase “X dà qualcosa a qualcuno” è un enunciato minimo.

Punto e virgola ;

Trovare un punto e virgola in un testo ultimamente è raro. Pochi li usano perché pochi ne hanno compreso il significato. Innanzitutto, dopo il punto e virgola non si ha una lettera maiuscola. Questo perché la frase, anche se compiuta, non contiene in sé tutte le informazioni che si vorrebbero dare al lettore. Per rendere il periodo meno complesso, quindi, si utilizza il punto e virgola coma una pausa intermedia. Dopo questo segno di interpunzione potremo trovare informazioni aggiuntive al concetto espresso inizialmente e, una volta che l’argomento sarà esaurito, si potrà finalmente inserire il punto fermo.

Nota bene

Negli ultimi anni, molti web writer tendono a seguire i suggerimenti di uno dei plug-in più noti di WordPress, Yoast Seo, secondo cui frasi più brevi sono più semplici e più comprensibili. Non lo dice solo il web, ma anche molti prof a scuola consigliano di non prendere spunto dalle costruzioni ciceroniane ma di preferire invece frasi brevi. Questo suggerimento va anche bene, ma ciò non significa che bisogna bandire l’ipotassi e preferire necessariamente la paratassi! Le frasi più articolate, se scritte bene, nel rispetto delle pause, non sono difficili da comprendere e, anzi, allenano il cervello a riconoscere le informazioni essenziali da quelle accessorie. Bisogna solo allenarsi!

La virgola ,

Molti si chiedono quale sia l’uso corretto della virgola, dal momento che questo segno di interpunzione oggi lo ritroviamo un po’ ovunque, quasi senza un criterio. Purtroppo, la virgola non è una mina vagante da posizionare dove si ritiene più opportuno. Per esempio, non bisogna mai utilizzare la virgola tra il soggetto e il predicato, questo perché sono due elementi che hanno la necessità di trovarsi insieme per comunicare un messaggio.

Come fare a posizionare le virgole correttamente? Vediamo alcuni esempi.

  • La virgola si usa tra un sostantivo e l’altro in un elenco o quando si ripetono più volte le stesse parole.
  • Quando la frase inizia con connettivi conclusivi come Infatti, quindi, inoltre, ecc. è consigliabile utilizzare la virgola per conferire alla frase un tono più riflessivo.
  • La virgola si usa prima delle congiunzioni come invece, benché, tuttavia, sebbene, per separare le coordinate e le subordinate.
  • È consigliabile utilizzare la virgola dopo un verbo coniugato all’imperativo, come “Siediti, per favore” e quando si invoca qualcuno.
  • Quando si inseriscono delle informazioni accessorie di cui potremmo anche fare a meno per comprendere il senso della frase. Queste informazioni “superflue” sono contenute in frasi dette anche proposizioni incidentali o parentetiche.

Due punti :

Il loro utilizzo sembra esser molto chiaro, visto che si usano per introdurre un elenco, una spiegazione o per riportare un discorso diretto, ma almeno due dubbi assillano gli scrittori: si usa la maiuscola o la minuscola dopo i due punti? Si possono usare più volte in una stessa frase?

Rispondo alla prima domanda dicendovi che di norma dopo i due punti bisogna usare la lettera minuscola. La maiuscola è contemplata con nomi propri o quando si introduce un discorso diretto. Per quanto riguarda la seconda questione, potrà sembrare strano ma in italiano è ammesso l’uso di questo segno di interpunzione più volte nella stessa frase, per specificare ulteriormente l’argomento di cui si sta parlando.

Tre punti …

I puntini di sospensione sono 3 e tali devono rimanere. Indicano, appunto, una sospensione o esitazione e dopo di essi si usa la maiuscola. Personalmente, preferisco non utilizzarli, a meno che non siano necessari per creare suspense. Noto ogni giorno che molti utilizzano i puntini di sospensione per riportare un discorso o al posto di virgole e punti nelle e-mail e nei messaggi. Quest’uso rende ogni grammarnazi molto nervoso e istiga all’omicidio qualsiasi persona interessata alla sopravvivenza della lingua italiana. Vi prego, usateli con estrema moderazione!

Punto esclamativo (!) e punto interrogativo (?)

La loro funzione è molto semplice da comprendere. Ciò che invece risulta difficile ad alcuni è capire che, quando si usano in un discorso in cui si susseguono più domande o esclamazioni, non è necessario usare la maiuscola dopo!

Oltre ai segni di cui vi ho parlato, ne esistono ovviamente altri, come il trattino o le parentesi, che ora non tratto. Se avete dei dubbi, però, scrivetemi!

P.S. Dopo i segni di punteggiatura lasciate uno spazio!

 

 

 

 

 

 

 

 

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Alcune cose che dovresti sapere su Instagram

Parliamo di Instagram.

Instagram per me è un social media recente, l’ultimo che ho aperto, nel 2014, e l’ultimo per ordine di importanza, fino a poco tempo fa. Non me ne sono accorta presto dell’Importanza di Instagram perché, puntando tutto su Facebook e sulla possibilità di scrivere lunghi post senza i limiti di Twitter, le foto le avevo messe da parte.

Col senno di poi, oggi avrei una galleria più ricca e variegata, ma come spesso mi accade quando viaggio e vedo un posto per la prima volta ho dei seri problemi a fermarmi a scattare delle foto. Non godere di quello che vedo al momento a pieno mi fa sentire un’idiota, eppure la maggior parte delle persone non si fanno problemi a farsi prendere dall’ansia per scattare la foto instagrammabile del momento. I tempi cambiano e se vogliamo stare al gioco, vivere i social e lavorarci usarli e sperimentare è d’obbligo.

Quindi, ho iniziato a prendere sul serio Instagram e vi assicuro che ho fatto bene.

La comunicazione visiva, lo sanno pure i muri ormai, è quella oggi ha più successo perché semplice, immediata, universale. Quando non sapete cosa dire o non avete il tempo di creare un contenuto articolato o vincente, basta pubblicare una foto e salvarsi dal silenzio stampa.

Funziona sempre, o quasi. Instagram si basa principalmente sulle foto, anche se un testo introduttivo all’immagine è consigliabile perché permette di comunicare con i propri followers e creare una sorta di filo narrativo da portare avanti sul proprio profilo. Coerenza e coesione sono necessari anche quando si racconta una storia attraverso le immagini, non esistono differenze nette tra narratologia scritta e visiva.

Ma veniamo al dunque di questo post. Vi ho promesso delle dritte per usare al meglio Instagram (anche se non voglio certo sostituire Dario Vignali) e qui vi lascio una lista di cose che ho capito grazie alla mia esperienza di social media e qualcosa.

Instagram non è una galleria di immagini

Instagram non è Flickr, una community di proprietà di Yahoo per fotografi professionisti e non. Instagram non è nemmeno Google Immagini e neanche un sito da cui scaricare foto. Instagram è un social network. Se ci sei e non sfrutti l’aspetto social, ci sei solo a metà. Se ci sei per scaricare le foto altrui, rischi delle sanzioni molto severe, non violare il copyright!

Essere social su Instagram vuol dire che se vuoi ottenere popolarità, engagement e un seguito reale devi interagire con gli altri. Cuori e commenti sinceri sotto ai post che ti interessano attireranno l’attenzione anche sul tuo profilo.

Non caricare stock photo per almeno due motivi

A meno che tu non sia un fotografo professionista, la foto stock si nota e non attira nessuno perché è priva della tua personalità. Su Instagram la creatività batte la perfezione: sempre. Il secondo motivo è legato ai diritti di utilizzo delle immagini altrui. Bisogna sempre accertarsi di poterle utilizzare a proprio piacimento.

Esistono due tipi di utenti di Instagram

Chi non ne trae alcun giovamento se non quello di mostrare agli altri la propria vita e le foto dei suoi viaggi e chi apre un profilo o una pagina aziendale per promuovere un’attività o se stesso e, non ci crederei, spesso viene anche pagato per farlo. Soprattutto in questo secondo caso, bisogna pensarci due volte prima di pubblicare foto private sul proprio canale. Non si può certo costruire un profilo con post esclusivamente promozionali, ma nemmeno di foto a caso che non permettano di costruirti un’identità su Instagram. Prima di andare online bisogna pensare al proprio obiettivo e alla strategia per raggiungerlo, creando un piano editoriale che abbracci i diversi argomenti che vogliamo affrontare.

La nicchia

Se hai già una nicchia di tuo interesse, che sia fashion, food, travel o quello che vuoi, potrai certamente sperimentare nella pubblicazione dei post ma saranno i tuoi stessi followers a farti capire che se ti seguono per le foto dei viaggi che pubblichi, per loro una foto del nuovo rossetto acquistato con i saldi non è interessante. Per variare gli argomenti e non lasciarne traccia sulla galleria, prova a usare di più le IG stories. Ti dico questo perché, in genere, non è consigliabile pubblicare e poi eliminare un post dal proprio profilo.

Uso degli Hashtag

Gli hashtag sono delle categorie in cui vogliamo che le nostre foto appaiano. Non esiste un numero magico valido per rendere la foto più visibile. Si legge spesso che bisogna usare almeno 12 hashtag, ma questo numero non ha alcun valore. Ciò che è certo è che il muro di hashtag sotto una foto senza didascalia non è ben visto dagli utenti. Molti preferiscono scrivere gli hashtag nel primo commento sotto alla foto, ma non si può superare il numero di 30 hashtag, altrimenti è Instagram stesso a vietare la pubblicazione del commento. Se invece ne scrive più di 30 sotto alla foto, potrebbe succedere di esser momentaneamente bloccati da Instagram. Meglio evitare.

I Bot di Instagram

Chiariamo subito una cosa. I bot non sono il male assoluto e non vuol dire che un utente stia comprando dei followers inesistenti. Comprare pacchetti di followers indiani e likes un tanto al kg è una cosa diversa e facilmente sgamabile. Esistono alcuni bot in grado di inviare messaggi automatici ai nuovi followers che per un profilo aziendale potrebbero esser molto utili, o bot che semplicemente ci sostituiscono nell’attività di follow/defollow secondo i parametri che noi forniamo al bot. Siamo noi a decidere quali caratteristiche debba avere il profilo da aggiungere alla nostra cerchia e la macchina fa il resto, facendoci risparmiare tempo.

Veniamo al lato negativo dei bot.

Anche se alcuni sono molto efficaci, pensare di lasciare Instagram in balia di bot è da matti e non può che rovinare il nostro profilo. Il bot è un aiuto ma la persona deve monitorarlo, altrimenti ci ritroveremmo dei profili pieni di nuovi likes e followers che non conosciamo, messaggi a cui non abbiamo risposto da settimane e alcuni profili che ci interessavano eliminati dalla nostra lista.Gli utenti affezionati se ne accorgono e si vendicheranno! Da usare con attenzione.

Esiste l’orario perfetto in cui pubblicare?

alt= instagram analytics

Dopo aver sperimentato ogni orario di pubblicazione, inoltrandomi fino alle 3 del mattino solo perché non riuscivo a dormire e avevo voglia di provare i filtri su delle foto che avevo scattato in passato, vi svelo che no, non esiste un orario perfetto per tutti.Devi analizzare i tuoi followers, il loro fuso orario, e ricordarti che in genere nel fine settimana le persone sono meno attive sui social, così come durante gli orari d’ufficio. Se ti colleghi spesso in pausa pranzo, ricordarti che insieme a te anche gli altri utenti nel tuo stesso fuso orario stanno facendo una pausa e che magari per distrarsi stanno facendo un giro su Instagram.

Se hai un profilo aziendale, invece, la cosa più ovvia da fare è controllare le analytics di Instagram e vedere in quali orari in media i tuoi followers si trovano su instragram. Da queste analytics del mio profilo capisco che in media i miei followers non sono molto attivi dalle 2 fino alle 6 del mattino e che, invece, ho un’alta probabilità di trovarmeli online alle 14:00, così come alle 19:00.

Tutto quello che ho scritto non è definitivo. Ogni caso deve esser affrontato separatamente  perché solo voi conoscete il vostro pubblico! Detto questo, ve lo ripeto da scettica quale ero anche io all’inizio di questo percorso, Instagram è una cosa seria, soprattutto se avete un’attività da portare avanti, quindi siate creativi ma con un piano preciso da sviluppare e non dimenticatevi di divertirvi!

 

Foto copertina: © Pexels CC0

 

 

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Professione web editor: chi è cosa fa e strumenti utili per diventarlo

Di cosa si occupa il web editor?

La tendenza di prendere in prestito parole straniere, soprattutto dall’inglese, per definire chi siamo e il lavoro che svolgiamo è ormai una realtà consolidata in Italia che crea non pochi fraintendimenti. I lavori online sono visti spesso con scetticismo proprio per l’usanza di auto-definirsi tramite parole che ancora molti non sanno bene come tradurre in italiano.

La conseguenza principale è quella di esser scambiati per ciarlatani del web o per fan del ppc (pay per click) così tanto promosso sui social come metodo semplice di guadagno accessibile a tutti. Non scenderò nel dettagli di questa pratica, almeno non ora, perché le professioni digitali non sono per niente accessibili a tutti e scorciatoie per assicurarsi un’entrata mensile, e perché richiedono una formazione continua e anche tanta pazienza.

Il web editor, contrariamente a quanto pensano alcuni che in passato mi hanno scritto su LinkedIn, non si occupa di editoria nel senso tradizionale della parola. Alcuni miei contatti mi ha chiesto se, definendomi io web writer/editor, mi occupi della pubblicazione di libri cartacei e di epub. La risposta definitiva a questa domanda è che no, non pubblico libri e non ho aperto una casa editrice. Non posso aiutarvi nella pubblicazione di un vostro romanzo se non mettendo mano sul testo per una correzione bozze o revisione massiccia del testo, definita editing.

Se un editor non è un editore, di cosa si occupa quindi?

Un web editor è un redattore online. Nasce spesso come giornalista o aspirante tale, ama scrivere e difficilmente passa molto tempo senza toccare una penna o una tastiera. Un web editor nasce offline, spinto da un innato desiderio di scrivere e di rendere questa attività la sua professione principale, pur con tutti gli ostacoli che gli si presenteranno durante il cammino. Dopo l’ascesa indisturbata dei blog, dei giornali online e delle nuove forme di comunicazione, il web editor è passato dal quaderno al foglio di Word, non senza dover aggiornare le proprie competenze.

Nonostante io sia convinta che un buon contenuto riesca a far emergere un sito al di là dei parametri consigliabili per un articolo online e del semaforo Yoast SEO che tanti ritengono essere determinante per la performance di un sito, non si può pensare di trasferire un articolo scritto su carta su un sito senza adattarlo al mezzo di comunicazione.

“Content is king and distribution is queen”

Se hai un gran bel contenuto è un peccato non posizionarlo bene online o non condividerlo sui canali giusti. Per ottenere visibilità è consigliabile rivolgersi non solo a uno specialista della scrittura, ma anche a un SEO specialist, una figura fondamentale nel content marketing perché in grado di individuare le parole chiave adatte per mostrare il tuo sito a più persone interessate possibili. A mio parere, l’unico campo che può ancora permettersi di non badare alla propria posizione sui motori di ricerca è quello della scrittura giornalistica, perché gli articoli dedicati alla cronaca o agli eventi hanno un tempo di fruibilità limitato e, soprattutto per quanto riguarda giornali molto noti, provengono da una versione cartacea dello stesso.

Per tutti gli altri ambiti, invece, diversificare il proprio stile è necessario per non finire nel dimenticatoio del web.

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Quali sono le qualità del web writer?

Di solito, il web writer/editor sa bene come adattare un testo per lo scopo per cui è nato. Riesce a scrivere un contenuto di qualità, nel pieno rispetto delle regole grammaticali, e riesce a farsi capire dai suoi lettori, senza troppi giri di parole. In particolare, un web editor di successo riesce a esprimersi nel modo in cui i suoi lettori vorrebbero trovare le informazioni di loro interesse per leggerle con piacere. Questo non vuol dire solo adattarsi al lettore (che rimane per me il fulcro di tutto il lavoro di scrittura) avvicinandosi al suo modo di vivere il web anche sui social network, ma esser se stesso un arguto e insaziabile lettore.

Leggere molto e variare tra i generi, non tralasciando la saggistica e articoli di settori che potrebbero interessarci una collaborazione online non è un hobby, è necessario! Bisognerebbe, quindi, ritagliarsi almeno un’ora al giorno dedicata alla lettura, in casa o in biblioteca, e farlo non pensando ad altro ma a quello che si sta leggendo, perché non sappiamo mai quali tesori è possibile trovare in un articolo di un professionista che seguiamo o anche in un romanzo che abbiamo comprato e messo da parte su uno scaffale.

Prima ancora di viaggiare, i libri sono la chiave di accesso al mondo esterno, e con mondo non mi riferisco solo a città e paesi da visitare, ma anche a punti di vista e idee differenti dalle nostre che ci vengono in aiuto quando dobbiamo occuparci di un argomento che conosciamo poco.

Le parole degli altri sono una miniera di pietre preziose su cui costruire, in modo critico e oggettivo, il nostro castello di parole. Il processo è lungo, faticoso, ma promettente, perché non c’è niente che possa dare più soddisfazioni a un artigiano che vedere una propria creazione nelle mani degli altri. Il web editor, in questo caso, è l’artigiano delle parole.

Strumenti consigliati:

  • Leggere i blog dei web editor professionisti. Si trovano facilmente online e sono ricchi di riferimenti a manuali che possono aiutarci nel percorso formativo.
  • Salvare gli articoli di nostro interesse su aggregatori di notizie come Feedly o Pocket (ne esistono molti altri ma questi sono gli strumenti più diffiusi). Potrai leggere gli articoli quando vorrai senza perderli e soprattutto non solo da pc ma anche su tablet e smartphone. Se hai visto un articolo interessante su Facebook ma sei di fretta, potrai salvarlo sulla app oppure lasciare un like e controllare dopo il tuo Registro Attività.
  • Se hai bisogno di notizie recenti riguardo alle professioni digitali, spesso è più semplice trovarle in lingua inglese. Imposta Google Search in inglese e avvia una ricerca per notizie. Se hai degli argomenti precisi di tuo interesse, puoi creare un alert .Appena sarà pubblicata una nuova notizia nell’ambito di tuo interesse, Google ti segnalerà subito la novità proponendoti gli articoli più recenti!
  • Tieni d’occhio piattaforme collaborative come MediumLinkedIn Pulse, ISSUU. Avete l’opportunità di leggere articoli scritti da professionisti di diversi settori, selezionare le parole chiave e gli argomenti da voi preferiti e anche pubblicare voi stessi un articolo utile per gli altri. Può sembrare una perdita di tempo ma in realtà permette di conoscere nuove persone, farsi conoscere e creare una rete virtuali di colleghi con interessi simili.
  • Se siete interessati al blogging, penso che valga la pena iscriversi e fare un giro su Bloglovin, porterà una ventata d’aria fresca sui vostri schermi. Potete consultarlo da pc ma anche da mobile e vi permetterà di conoscere e seguire nuovi blogger. Fare rete nel blogging è fondamentale, i social aiutano ma anche piattaforme dedicate a questo scopo non sono da meno!
  • Non dimenticatevi dell’esistenza delle librerie, anche quelle piene di libri vecchi di seconda mano. Sono luoghi magici in cui potrebbero nascere amori a prima vista indimenticabili!
  • Rielaborare tutto quello che si è letto e iniziare, finalmente, a scrivere delineando col tempo un nostro stile personale che ci renderà unici in questo oceano di carta e di pagine di WordPress.

 

 

Professione fantasma: chi sono e cosa fanno i ghostwriter

Inauguro una serie di articoli riguardanti il lavoro dello scrittore online parlando dei ghostwriter, dei fantasmi da tastiera che non hanno volto e nome ma che assumono di volta in volta lo stile e l’atteggiamento del loro cliente.

Non conoscevo il nome esatto di questa professione fino a qualche anno fa, ma ero consapevole del fatto che non tutti i libri pubblicati e i testi circolanti online fossero farina delle firme riportare in calce. All’inizio, devo dire la verità, ho sempre guardato con sospetto questa professione, ma una volta  provato l’effetto che fa vedersi pubblicati senza apparire come l’autore del testo, non si prova alcuna frustrazione, anche perché è un servizio di scrittura come un altro che prevede un compenso. Più siete bravi, più il compenso aumenterà 🙂

Vi dirò di più, scrivere per qualcun altro e notare poi che il proprio testo ha riscontrato un discreto successo, che siete riusciti a trasmettere esattamente ciò che l’autore aveva intenzione di comunicare, regala una piccola grande soddisfazione e la sensazione di essere sulla buona strada.

Quale strada? Quella che porta a definirsi senza paura e vergogna professionista della parola. Qui di seguito ho intenzione di fornirvi un’idea dei vantaggi di cui potreste godere decidendo di scrivere per gli altri:

  1. Partiamo dal punto che mi è più caro. Quando si assumono i panni altrui, l’atto di scrivere si libera da diverse complicazioni. Scrivere senza il proprio nome dà sicurezza, soprattutto alle persone che vivono la scrittura come un’esperienza intima, influenzata dalla propria personale sensibilità. Non apparire come l’autore di un testo ci libera dal timore del giudizio altrui, che spesso da dietro uno schermo sa essere molto critico al punto da indurci a pensare più volte sulle parole da usare, sulle possibili reazioni degli altri che prima della pubblicazione non riusciamo a prevedere in pieno. Quando si scrive da ghostwriter, davanti si hanno solo le richieste del cliente e gli argomenti da elaborare, il pubblico si restringe e la penna diventa un autentico medium attraverso cui far esprimere la nostra tecnica e il pensiero altrui.
  2. Scrivere per gli altri vuol dire interessarsi d’un tratto di argomenti prima del tutto sconosciuti. Richiede impegno e voglia di leggere, di non fermarsi mai, e di farlo in tempi prefissati. Scrivere tenendo conto delle scadenze non è una passeggiata, soprattutto quando non conosci l’argomento che devi affrontare. Per sopravvivere bisogna esser in grado di organizzare autonomamente il proprio lavoro, riconoscendo i tempi necessari per svolgerlo. Anche un testo di 500 parole può sembrare di una lunghezza infinita quando non si hanno idee e soprattutto quando non si è allenati. Alla fine dell’opera però padroneggiamo un nuovo argomento e conosciamo meglio i nostri limiti.
  3. Direttamente collegato al punto precedente, un altro grande vantaggio di scrivere per gli altri è quello di mantenere allenata la mente all’attività di scrittura. Molti pensano che scrivere un testo sia semplice solo perché tutti nella propria vita hanno scritto dei temi a scuola e magari prendevano anche buoni voti. Vi invito a scrivere un tema o un saggio breve adesso, dopo anni di pausa. Prendere una penna in mano non sarà semplice, anche per gli studenti universitari che spesso si ritrovano a dover scrivere qualcosa solo a fine percorso per la stesura della tesi. Il foglio bianco davanti sarà difficile da riempire in breve tempo perché la scrittura è un muscolo da allenare quotidianamente. Scrivendo da ghostwriter è possibile spaziare da un argomento all’altro molto velocemente. Esistono dei marketplace della parola, cito a titolo d’esempio Melascrivi (scriverò in seguito un altro articolo dedicato a piattaforme simili) in cui ogni utente può iscriversi e iniziare a sfornare testi per ogni settore. La remunerazione prevista da questi siti per gli autori è irrisoria, quindi se avete intenzione di fare soldi facili o di svolgere questo lavoro per diventare ricchi potete anche fermarvi e cambiare ambito. Se invece pensate di esser già esperti ghostwriter potete contattare Agenzie che sono alla ricerca di autori, professionisti del campo oppure mettervi in proprio (ma senza una presenza online e comprovata esperienza sarà difficile ricevere subito risposte positive).

L’importante, come in ogni professione che si voglia intraprendere, è crederci. Crederci nonostante i testi rifiutati, gli sforzi e i giorni in cui tutto sembra essere contro di noi. E non parlo in nome di chi ha già superato tutti gli ostacoli, ma di chi ha inquadrato un preciso obiettivo e si impegna in primis con se stesso per portarlo a termine.

Una gran quantità di talento viene sprecata nel mondo per mancanza di un po’ di coraggio. Ogni giorno manda nei loro cimiteri uomini sconosciuti la cui timidezza ha impedito loro di compiere il primo sforzo. Il punto è, che per fare qualsiasi cosa al mondo che valga la pena di fare, non dobbiamo ritrarci tremanti e pensando al freddo e al pericolo, ma tuffarci ed attraversare la mischia al meglio che possiamo.
(Sydney Smith)